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My head is a box full of nothing and that's way I like it

Ben Lee
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Diario sudafricano di Olaf Olgiati

 
Di Olafmeister (del 03/02/2010 @ 06:55:12, in Vita in Sudafrica, letto 9 volte)
Non chiedetemi neppure come ci sono finito dentro.

Per motivi di lavoro, qualche tempo fa sono andato a presentare un progetto da uno dei piu' grandi tassidermisti africani. Sapevo vagamente il significato di taxidermist, ma sinceramente l'attivita' non mi interessava troppo.

Dopo una mattinata passata a discutere di possibile collaborazioni (da iniziare solo nel 2010), mi hanno chiesto se volevo fare un giro nel laboratorio.
Ovviamente, non volendo deluderli, ho detto di si', e mi sono trovato presto davanti alla raccolta piu' grande che abbia mai visto di animali (africani) imbalsamati.

E' strano descrivere lo sconforto (peggio di uno zoo, almeno li' mangiano e respirano) che il capannone principale mi ha provocato.
Decine e decine di animali una volta vivi ed enormi (giraffe, rinoceronti, leoni) ridotti a statuine da appendere sopra il caminetto oppure da mostrare in giardino.

Ecco qualche foto:

African taxidermist

African Taxidermist

African Taxidermist

African Taxidermist


Interessato dall'attivita', ho chiesto in giro come funziona il loro lavoro. In pratica i cacciatori che vengono qui in Sudafrica a cacciare in riserve private (normalmente turisti americani, ma da un po' di tempo a questa parte ci sono un sacco di russi), uccidono qualche animale, poi lo portano a scuoiare e mandano solo la pelle nel laboratorio.

Gli imbalsamatori a questo punto costruiscono (credo sia col gesso) la forma dell'animale (o della parte che interessa al collezionista, tipo solo la testa), e poi ci incollano sopra la pelle, dopo averla trattata e tagliata in modo da adattarsi al modello di gesso.

Una volta finito, spediscono via corriere (vorrei vedere come fanno a spedire una giraffa fino in America...) e pronti via con il prossimo animale.

I mercati con piu' richiesta? Ovviamente quello nordamericano, quello russo (in crescita) e, fino a poco tempo fa, il mercato italiano...

 
Non mi ricordo nemmeno da quanto tempo non riuscivo ad organizzare un natale o una settimana visitando tutti i rami della famiglia Olgiati (tre, quello di mio padre e dei suoi due fratelli Tino e Giulio, purtroppo entrambi non piu' con noi).

A questo giro, grazie ad una sofisticata pianificazione (incastrare lavoro, famiglia, amici e viaggi quando poi alla fine uno vorrebbe anche un po' riposare e' sempre difficile), sono riuscito nell'intento.

Lindsey aveva sempre incontrato il resto del clan in visite veloci, dove non aveva mai avuto occasione di parlare oppure passare semplicemente un po' di tempo con loro. Stavolta invece si e' sorbita tutta la famiglia per giorni e giorni. Mangiando, bevendo, cercando di intercettare frammenti di discorso, oppure parlando con tutti quelli capaci di comunicare in inglese.

Prima di Natale siamo riusciti ad andare a mangiare al ristorante da mia mamma, ora felicemente risposata, con Germano, Lindsey e Olga. Cibo fantastico ma quantita' decisamente eccessive!

A Natale, Lindsey, Olga, mio padre e io siamo andati da Renato, Mariangela e zia Carla, a passare la giornata nella mitica taverna dove per anni ho passato i miei Natali migliori in compagnia di tutti, cugini, nonni e zii, aspettando di scartare i regali e trovare Lego o Transformers, pronti per diventare parte integrale dei giochi assurdi che facevamo io e mio cugino Davide.

Poi dopo un capodanno fantastico passato con amici a casa mia, abbiamo preso il treno e  siamo andati in quel di Andalo, sulle montagne trentine. Altri fantastici giorni con Davide, Simona (e Marco e Tommaso), Mariano e ovviamente Zia Graziella, giorni spesi a mangiare leccornie locali e bere grappa (che a quanto pare e' veleno per i sudafricani, incapaci di berla).

Siamo tre famiglie piene di ricordi, un po' tristi per la mancanza di persone che avevano reso i Natali speciali quando eravamo tutti bambini, ma ancora piene di energie e pronte ad accogliere il primo erede della prossima generazione... (siamo tre maschi, ma a quanto pare essendo l'unico sposato la pressione e' tutta su di me!)

Christmas with the family

Olga e mamma

Christmas with the family

Zia Carla, regina dalla casa

Christmas with the family

A casa di Renato e Zia Carla

Christmas with the family

Ovviamente ecco Bart! Con la sua fantastica sciarpa regalo di Lindsey

Christmas with the family

Papa' cucina per capodanno

Christmas with the family

Olaf, Zia Graziella e Davide

Christmas with the family

Simona, Tommaso e Marco

 
Comunicazione vealoce:

La mia ferita di settimana scorsa ormai si e' rimarginata alla perfezione. Il taglio era netto e una volta tolti i punti la mia faccia mi sembra bene o male la solita.
Scrivo qui il follow-up per evitare che persone preoccupate mi chiamino di notte per sapere come e' andata a finire (come ieri mio padre, giustamente preoccupato dalla mancanza di notizie).

Continuo qui invece con la lista dei 10 motivi per cui tornare in Sudafrica dopo 2 settimane passate circondato da amici e famigliare e' stato piu' difficile del solito.

Quest'anno, per la prima volta dopo... 10? 11? anni avevo deciso di festeggiare il capodanno in Italia, a casa mia. Prima di partire per Londra mi ricordo un capodanno passato a Molino Dorino (nel 2000) e uno in Veneto (l'anno prima), ma poi la memoria mi abbandona.

Per anni ho festeggiato il capodanno a Londra in compagnia del mio co-inquilino irlandese semplicemente mangiando schiffezze, bevendo di tutto, e guardando American Pie / Animal House / Bachelor Party (a scelta) seguito da un porno di qualita' pessima, di solito scelto da Rob, prima di andare a letto alle 2.

L'anno scorso non mi ricordo neanche cosa avevo fatto (probabilmente ero ubriaco in piscina).
Quest'anno, invece, volevo rivedere tutte le solite facce note sotto il sicuro tetto di casa mia.
Con Olga e Davide assenti giustificati (capodanno a Chamonix ed esercito rispettivamente) e Massi desaparecido, la banda era formata da me, Bart, mio padre, Lindsey, Beppe + Claudia (incinta), Mera + Luciana, Marco + Claudia (non incinta) + Giamba e Renato.

La serata e' stata davvero fantastica. Cibi cucinati a casa, salumi di alta qualita' (come solo in Italia), alcool a non finire nel bar organizzato perfettamente dalla mia grandissima sorella, e partite a Rock Band dove ho esibito la mia voce (pessima) e il mio stile (fantastico).

Non so se in futuro riusciro' ancora a fare parte di serate simili (e' sempre piu' difficile organizzarle, specialmente quando non si sa mai la data del ritorno), ma le decine di foto su flickr (trovate piu' foto sul sito) saranno testimonianze eterne che anche a capodanno ci si puo' davvero divertire, specialmente in compagnia di amici.


New Year's eve Party

Mio padre collauda i drink

New Year's eve Party

Il menu lasciato da Olga

New Year's eve Party

Cugini

New Year's eve Party

Davanti alla tavola attrezzata da Lindsey

New Year's eve Party

Giamba collauda altri drink

New Year's eve Party

The Voice

New Year's eve Party

Pronti a mangiare

New Year's eve Party

Papa', Beppe, Claudia e Lindsey

New Year's eve Party

Il barista

New Year's eve Party

Buon 2010

New Year's eve Party

Giochi pericolosi

New Year's eve Party

I Meraviglia festeggiano con un bacio

New Year's eve Party

Altri giochi pericolosi

 
Di Olafmeister (del 25/01/2010 @ 09:26:34, in Vita in Sudafrica, letto 14 volte)
L'esperimento iniziato qualche mese fa sta finalmente raggiungendo il termine.

Avevo lasciato i miei pezzi di orticello in giro per la casa con pochissime cure mentre ero in Italia, ma i numerosi acquazzoni (seguiti da sessioni solari estive)  hanno contribuito a far letteralmente esplodere le piantine di pomodoro che di colpo sono cresciute piu' di 50cm e hanno finalmente cominciato a fare frutti.

Finally ! The garden idea works!

La foresta di pomodori

Ho notato che le piantine annaffiate a base di acqua e redbull farlocca sono quelle che mi stanno dando piu' successo, con grappoloni di pomodori che saranno pronti tra qualche giorno.

Finally ! The garden idea works!

Pero' il successo piu' clamoroso e' arrivato dai cetrioli. Ho piantato 6 semi, e delle 5 pianticelle che sono cresciute solo 4 sono sopravvissute alle grandinate o ai cani. E di queste 4, solo 3 stanno fornendo cetrioli.

Mentre 2 di questi sono lunghi solo 10cm, una pianta particolare mi ha fornito questo mostro qui:

 Finally ! The garden idea works!

Sono un mago della verdura!

Finally ! The garden idea works!

Lindsey e il cetriolone di Olaf (ah ah ah, ok smetto)

Notare tra l'altro che il mostro e' venuto fuori dalla pianticella piu' vicino ai pomodori alla redbull... devo investigare!


 

Beppe and Claudia

Si, la foto non e' delle migliori, ma l'occasione lo era: festeggiare il suo compleanno al Texas, alle mezzanotte del 23, come facevo da chissa' quanti anni (occasione purtroppo saltata nel 2008.

E' una di quelle tradizioni che ti ricordano le cose che ti mancano all'estero: parlare con amici che conosci da una vita (tipo dal 1982/83) sapendo che qualsiasi storia assurda esce fuori dalla tua bocca, loro la capirebbero al volo poiche' molto probabilmente erano con te, o l'hanno sentita ripetere mille volte davanti ad un drink.

Dopo una vita passata nelle stesse scuole, sugli stessi campi da calcio, nello stesso oratorio, davanti agli stessi film, tutto prima del 2001 (quando ho deciso di emigrare), e' sempre dura non avere qualcuno come lui qui intorno. Soprattutto ora che, tra poche settimane, Claudia lo rendera' papa' di Alice:

Beppe and Claudia

Niente da dire Beppe (e Claudia), congratulazioni! (anche se potevi decidere di andare ad abitare a 50metri da casa mia un po' prima eh!)

 

 
Di Olafmeister (del 17/01/2010 @ 19:49:14, in Vita in Sudafrica, letto 17 volte)
Chicks dig scars. Alla ragazze piacciono le cicatrici, sempre che dietro ciascuna ferita ci sia una storia.

Il mio corpo ha alcune cicatrici con storie generalmente sportive (calcio e kickboxing lasciano i segni) o assurde (come la cicatrice sul braccio sinistro che mi ricorda ogni volta quanto era fuori di testa la mia ex polacca).

Sono appena tornato dall'ospedale, con un'altra ferita, piuttosto profonda, che ha avuto bisogno di 4 punti, sul faccione. Tra qualche settimana (sempre che non faccia infezione prima, in quel caso mi toglieranno i punti martedi'), sara' un altra storia che riempiro' di aneddoti davanti an un Jack Daniels.

Come l'anno scorso, quando la mia mano si mese in mezzo ad una rissa tra cani, la ferita e' stata provocata da un morso. Purtroppo stavolta e' stata Cucciola, la mia povera cagnolina di 30kg, a mordermi la faccia.

Dog bite, another one!



Cosa e' successo? Durante una passeggiata e' riuscita a divincolarsi da quella specie di museruola che ormai le mettiamo addosso da un po' di tempo a questa parte (dal viaggio di ritorno da Cape Town e dopo 2 operazione abbastanza lunghe, costose e dolorose non e' piu' la stessa, ogni tanto impazzisce) e ha provato ad attaccare un altro cane che continuava a sbraitare da dietro il cancello.
Io sono corso per afferrarla, l'ho sollevata di peso, e nella foga, o nella rabbia, mi ha afferrato mezza testa e in rapida successione mi ha distrutto gli occhiali, aperto la guancia, ferito al collo e graffiato il mio povero capezzolo destro.

Non ho sentito immediatamente il morso, solo dopo averla calmata in qualche modo mi sono accorto del sangue che continuava a sporcarmi la camicia.
Sono tornato a casa, mi sono guardato allo specchio e tra chiazze di sangue mi sono accorto che mi aveva letteralmente bucato la faccia (ancora pochi mm e da domani sarebbe stato piu' facile lavarmi i molari).

20 minuti dopo eccomi in ospedale. Il dottore mi guarda, controlla la mia scheda, vede che sono venuto 10 mesi fa in quella stessa clinica con una ferita simile, e mi osserva sospetto.
Mi offre due alternative: pulire la ferita e lasciarla aperta per evitare future infezioni (70% di possibilita' a quanto pare), e poi avere una di quelle cicatrici che sembrano lumache sulla faccia, oppure cucirmi e sperare che in 48 ore la ferita non si infetti. Dalla foto qui sopra, potete vedere la scelta che ho fatto.

Ora sono a posto, pero' penso alle due cose che piu' mi disturbano nell'intera vicenda:
1) come ho fatto a dimenticarmi di farmi una foto con la guancia aperta e filmarmi mentre mi cucivano? Sarebbe stato materiale fantastico per youtube.
2) dopo anni passati a sviluppare lo smirk, il mio semi sorriso (che potete vedere in numerose foto) con inclinazione a sinistra, ora ho scoperto che quel muscolo non mi funziona piu' come prima e non riesco a fare lo smirk a destra! Anni sprecati.

Ci sarebbe anche il problema di capire perche' Cucciola mi ha morso, ma ora come ora, sotto antibiotici, voglio solo andare a dormire...
 

Da quando vivo all'estero sono sempre riuscito a trovare cibi e bevande locali che potevano soddisfare il mio fabbisogno calorico di italiano emigrato.

Mi sono sempre rifiutato di cercare cibi italiani in trasferta, convinto che, una volta che vivi in un altro paese, dovresti semplicemente adattarti alla cultura locale e goderti le leccornie italiane solo quando torni a casa per una veloce vacanza.

Quasi 10 anni dopo penso che siano tutte cazzate.
Altro che pizza (che trovo ottima anche da queste parti) o pasta (qui vendono la Barilla), la vera categoria di cibo che e' introvabile all'estero per qualita', quantita' e prezzo e quella degli affettati.
E delle salsicce modello salamella.

In 2 settimane in Italia avro' mangiato almeno un etto di affettati al giorno. Salame, schiacciata romana, culatello, bresaola, cotto, crudo, bologna, pancetta coppata, soppressa...

Sono tornato in Sudafrica con 1 kg di affettati, che dopo nemmeno una settimana stanno sparendo troppo velocemente.

Se volete venire a trovarmi, non avro' problemi ad ospitarvi gratis, pero' ricordatevi almeno di portarmi qualche salame (e il Topolino).

 

Panino con la salamella, best food ever

Salamella Attack

This is food

Ahhhhhhhhhhhhhhh

 
Difficile cercare di raccogliere tutto quello che e' avvenuto durante due settimane passate in Europa.

Potrei parlare del capodanno passato finalmente a casa mia circondato da amici (sto semplicemente selezionando le foto ora come ora), oppure del Natale in famiglia o a quella del campo di Canegrate.
Sara' tutto raccolto nei prossimi articoli, promesso!

Invece stavolta vorrei scrivere qualcosa della visita a mia zia e cugini in quel di Andalo, in Trentino.
Mi ricordo ancora l'ultima volta in cui mi recai da quelle parti (poco prima di partire per il Sudafrica, nell'estate del 2007), ma non mi ero mai gustato la cittadina in pieno inverno, quando la popolazione di 1.000 anime si moltiplica fino a raggiungere 10.000 residenti o poco piu'.

Per Lindsey e' stata forse l'highlight della sua vacanza. Vedere neve dovunque, poter scivolare col bob del figlio di mia cugina Simona (Tommaso, ogni volta che lo vedo sembra piu' alto di 30cm, se non si ferma tra 10 anni avra' 3 metri), mangiare cibi locali e bere cioccolata calda e densissima. Per una sudafricana, la perfetta vacanza sulle montagne.

Per me invece e' stata un'ottima occasione di potere spendere tempo e parlare con i miei cugini, Simona e Davide, vedere Marco, Mariano e Tommaso , e passare tempo in compagnia di mia zia Graziella.

L'ultima volta che ci siamo sentiti o visti e' stata in occasione del funerale di mio zio Tino.
Tornare a parlare di lui con Davide, ricordarmelo e ricordarci dei (bei) tempi passati, quando tutto era semplicemente possibile e godersi la vita era decisamente piu' facile, e' servito forse ad entrambi per rafforzare l'idea che la vita va avanti, ma l'importante rimane avere ricordi felici delle esperienze passate.

E, nella famiglia Olgiati, di ricordi di questo tipo ce ne abbiamo a bizzeffe...

Andalo by night

Andalo by night

Cousins

Olaf e Davide

Lindsey, bobsleigh champion

Lindsey, campione di bob

Davide in the valley

Davide

Davide on the bobsleigh

Davide sul bob di Tommaso

Me and Lindsey

Olaf e Lindsey

Draaagoo!

Draaaaaaaaagoo!

Simona, Tommaso and Marco

Simona, Tommaso e Marco

Tommaso and Davide

Tommaso e Davide

Olaf, Auntie Graziella and Davide

Olgiati!

 

Tornare in Europa, specialmente in Italia, per me e' sempre un piacere.
Per anni sono tornato da Londra per weekend di 3-4 giorni,e da almeno 9 anni (dal giorno della mia partenza in pratica) non passavo cosi' tanto tempo a Canegrate, circondato da famiglia e amici.

Stavolta tornare indietro e' stata davvero dura.

Sono mille i motivi per i quali queste vacanze sono state speciali, e ora, con un piede nel 2010 e la testa ancora nel 2009, devo iniziare a pensare al nuovo anno, a cercare di lavorare di meno guadagnando di piu', a perdere almeno 10 chili prima dell'inizio del campionato a Marzo, a trovare un equilibrio tra una vita da sposato e ambizioni da singolo.

Quindi dovrete sorbirvi nei prossimi giorni qualche foto e qualche casuale spiegazione.

Il futuro e' qui in Sudafrica, lontano da tutti voi, ma le memorie e buona parte del mio cuore sono ancora li' , sotterrate da neve che non mi divertiva cosi' tanto da almeno lo scorso millennio...

The bush is gone, just snow

La vista dalla mia stanza. Addio bosco, rasato a zero...

Good morning car

Certo che fa davvero freddo da queste parti...

Walking Bart

Forse, tra tutti, Bart e' quello che ha piu' goduto della mia presenza

 
Di Olafmeister (del 06/01/2010 @ 13:55:27, in Vita in Sudafrica, letto 19 volte)

Sono finalmente tornato. Non mi ricordo piu' da quanto ho fatto una vacanza cosi' lunga lavorando cosi' poche ore.

Anche durante il mio viaggio di nozze nel 2008 erano riusciti a rintracciarmi alle Mauritius per sessioni di lavoro.Tornando indietro nel tempo, sara' stato dal mio viaggio del 2007 in Sicilia (primo e ultimo fino ad adesso), dove fortunatamente la zona era cosi' sperduta che non avevano modo di contattarmi via email o telefono.

Comunque l'importante ed essere tornati, carichi di energia, alcool da smaltire, un fegato da sostituire, 6kg da buttare via in fretta e le solite centinaie di foto che come al solito renderanno poco onore agli eventi e alle persone (amici e famigliari) coinvolte.

Quello che e' certo e che il mio corpo ha retto poco l'ondata micidiale di caldo all'aereporto di Johannesburg. In pochi giorni sono passato dai meno undici di Andalo, in Trentino, ai 5 di Milano, fino ai 15 di Doha di notte e infine i 30 (nuvoloso) di adesso qui in Sudafrica.

Sono seduto in mutande davanti al computer, e ho ancora troppo caldo. (si', come al solito le foto arriveranno nei prossimi giorni)

 

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