Immagine  
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But it don't snow here
It stays pretty green
I'm going to make a lot of money
Then I'm going to quit this crazy scene

Joni Mitchell
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Diario sudafricano di Olaf Olgiati

 
Di Olafmeister (del 23/07/2010 @ 08:27:42, in Vita in Sudafrica, letto 14 volte)
I mondiali sono finiti, e, a meno che (difficilmente) Durban vinca la corsa per le olimpiadi del 2020, per un po' di tempo qui non succedera' niente, tranne i soliti annuali tornei di cricket e rugby.

E' giunto il momento di riprendersi e concentrarsi su quello che conta: il cibo locale.
Curtis, il ragazzo di Jill (la sorella di Lindsey), dopo essersi sorbito le mie lamentele sulla mancanza di salame decente (di qualsiasi tipo), ha deciso di farmi un regalo:

Zebra Salami

Signori e signore, ecco a voi il salame di zebra!

Recensione dopo averlo finito: secco, poco salato, mi ricorda un po' i Kabanosi polacchi.

Siamo ancora lontani dal salame Milano, ma molto meglio delle produzioni che trovi al supermercato...

(la salsiccia di Zebra, fresca, e' invece di un altro pianeta, quasi a livello della nostra salamella!)

 

 
Di Olafmeister (del 19/07/2010 @ 11:09:30, in Vita in Sudafrica, letto 17 volte)
Soccer City diventera' presto lo stadio ufficiale di rugby della nazionale sudafricana.

Visto che nessuna delle squadre di calcio locali riuscirebbe a riempire il Calabash (gli Orlando Pirates, che giocano poco distanti all'Orlando Stadium, riescono giusto a fare il sold-out per il derby coi Kaiser Chiefs, e si parla di poco meno di 25.000 tifosi...) l'idea di utilizzare lo stadio per le partite dei Springboks, soprattutto dopo l'incredibile successo della semifinale del Super-14 (la Champions League di Rugby tra squadre sudafricana, neozelandesi e australiane), sembra vincente.

Cosi' il 21 agosto Soweto sara' invasa da tifosi decisi a gustarsi la partita del Tri-Nations contro la Nuova Zelanda.

A posto delle porte saranno messi i pali, e, tra gli oggetti vietati, ci sara' la tanto crititcata Vuvuzela:

No Vuvuzelas at Rugby

Ora voglio proprio vedere come reagiranno gli afrikaneers quando sentiranno "suonare" isolate trombette clandestine dal settore "nero" (un sacco di biglietti saranno dati a prezzi scontati alle scuole di Soweto, per attirare tifosi che solitamente non guarderebbero il rugby)...

 

E' stata dura rifiutare circa 500 euro per i due biglietti che mi ero tenuto per la finale. Dopo avere venduto tutti gli altri biglietti, devo ammetterlo: per un mometo ho pensato di vendere anche gli ultimi due.
Invece ho deciso di tornare ad uno stadio quasi 2 settimane dopo l'eliminazione dell'Italia in quel di Ellis Park. Dopotutto, quante volte nella vita si ha l'occasione di andare a vedere una finale dei mondiali di calcio? Quasi mai.

Qualcuno pensa ancora che le Olimpiadi siano il massimo evento sportivo. Ridicolo. Le Olimpiadi, con centinaia di vincitori in decine di sport differenti, vanno giusto bene per fare felici tutti quei paesi e tifosi che si interessano a certi sport una volta ogni quattro anni. Non ci sono tifosi, solo spettatori. Alcune competizioni danno medaglie ridicole, come ad esempio il nuoto. Esiste un solo modo di nuotare piu' veloce degli altri (e si chiama stile libero), che senso ha dare medaglie per stili diversi, piu' lenti?
E' come se Bolt vincesse i 100metri e poi si presentasse ad altre categorie di 100 metri: i 100 metri corsi all'indietro, i 100 metri corsi strisciando, i 100 metri corsi saltellando. E infatti imprese come quelle di Phelps non mi sembrano cosi' eccezionali. Poi tanto, degli eroi olimpici, ci si scorda per altri 4 anni.

La coppa del mondo di calcio premia una squadra una volta ogni 4 anni, ed ogni nazione aspetta solo quel momento dopo aver pregato, tifato, imprecato e sperato per numerosi mesi.
I giocatori che vi partecipano non sono dimenticati tra una coppa e l'altra, ma vengono tifati e spremuti dai club in numerose competizioni, e spesso, nonostante siano i miglior durante la stagione, non riescono a partecipare al mondiale semplicemente perche' la loro nazionale non si qualifica.

Per un mese nomi ignoti (chi aveva sentito parlare di Oezil? O Hondo?) diventano superstar, altri crollano schiacciati dalle aspettative (chi per motivi fisici, come Torres e Kaka, chi per sopravvalutazione nel paese di origine, come Rooney), e gioia e lacrime diventano le protagoniste alternandosi in base ai risultati.

Inutile negarlo: e' l'evento sportivo piu' importante al mondo, nello sport piu' giocato in questo pianeta (e sareste sorpresi a scoprire la classifica degli sport piu' praticati...).

Cosi', una domenica pomeriggio, io e Lindsey abbiamo salutato tutti, indossato i colori nazionali (lei maglietta Sudafricana, io felpa dell'Italia campione del mondo, almeno ancora per qualche ora), e abbiamo guidato verso il solito Park&Ride, organizzato benissimo, all'interno dell'Universita' del Wits.
Da li' abbiamo preso la navetta e, 20 minuti dopo, parcheggiavamo a 1km di distanza da Soccer City (il Calabash), che dopo i mondiali diventera' molto probabilmente la casa della nazione di rugby sudafricana, e cambiera' nome.

The beautiful calabash
Soccer City

Intorno a noi c'erano soprattutto tifosi olandesi, e tifosi sudafricani che avevano deciso, in nome della provenienza boera, di tifare Olanda. I tifosi spagnoli erano pochi, ma numerosi, anche se la maggior parte dei tifosi neutrali (indiani, cinesi, qui comunita' enormi) indossavano la casacca della Roja.

Arrivati al bellissimo stadio (niente da dire, costruito in maniera fantastica, cosi' come quelli di Cape Town e Nelspruit) ci siamo seduti e abbiamo aspettato l'inizio della cerimonia di conclusione.

Lindsey is ready too for the final
Lindsey tifa Olanda

Come on Holland!
All'interno dello stadio

Lindsey era curiosa ed era venuta con me soprattuttto per questo. Io invece pensavo che mi sarei annoiato (come in quella di Pechino) per poi riprendermi all'inizio della partita. E invece... e invece un'ora dopo ero ancora a bocca aperta.

Avevo sempre pensato che la maggiore parte degli effetti visivi dal vivo o erano fatti in CGI e poi mostrati solo in televisione, o, dall'interno dello stadio, non sarebbero stati grandiosi. Quanto mi sbagliavo. Una volta spente le luci e' uscita fuori Shakira e l'intero stadio si e' messo a ballare al ritmo di Waka Waka, per poi dare il via ad un serie di coreografie incredibili.
Un qualche proiettore mostrava immagini sul campo da calcio che erano davvero incredibili. I ballerini,che si alternavano ad altri cantanti ed elefanti, erano perfetti.
Per un'ora l'intero stadio era in piedi e una volta partiti i fuochi artificiali e gli effetti di luce tutti erano tornati bambini.

Ke nako!
Si inizia

Shakira
Shakira fa ballere 80.000 persone

Just awesome
Fantastico spettacolo

Poco prima della partita c'era ancora tempo per vedere due eroi. Uno tutto Sudafricano, Nelson Mandela (accolto da un boato dello stadio che credo sara' impossibile ripetere nella storia, 85000 persone in piedi, nessuno seduto), e poi uno tutto Italiano, Fabio Cannavaro, tornato in Sudafrica a consegnare la coppa del mondo nelle mani della Fifa.

The stadium goes insane for Mandela
Arriva Mandela

Nelson Mandela arrives in Soccer City
Lo stadio impazzisce

Memories of 2006, Berlin
Cannavaro restituisce la coppa

Non so se in televisione si e' visto, ma un pazzo aveva tentato di correre dal calcio d'angolo verso la coppa, tentando di sfiorarla. E' riuscito a seminare i lenti addetti alla sicurezza sudafricani, ma e' stato placcato dalle guardie del corpo della Fifa.

Someone tries to invade the pitch
L'invasore di campo

Poi, finalmente, e' stata la volta della partita. Rivendendola in televisione qualche giorno fa, mi ha colpito la brutalita' dell'incontro: allo stadio sembrava semplicemente che i giocatori spagnoli venivano toccati e cadevano giu' ogni volta. E infatti la Spagna e l'arbitro venivano seppellitti di fischi ad ogni cartellino ricevuta dall'Olanda.
Olanda che tra l'altro come al solito aveva addottato il solito schema degli 8 in difesa e tre in attacco. Ogni palla dopo il centrocampo passava per Robben (terribile il suo sbaglio davanti al portiere), Snejder (che e' stato davvero sotto tono) o Van Persie (pessimo come in tutto il mondiale).
La Spagna invece, nonostante il tiki-taka continuamente interrotto dal pressing e dai falli olandesi, aveva piu' chance (anche se nessuno clamorosa come quell di Robben...) ma non riusciva a segnare. Almeno, per una partita, dopo i soliti 15 passaggi la palla arrivava vicino alla porta...

I tempi supplementari vedevano i tifosi col cuore in gola. Io, reduce dall'esperienza del 2006, mi aspettavo le due squadre di smettere di giocare e pensare solo ai rigori. E invece (ancora una volta) sono stato smentito. 30 minuti di ping pong da un'area all'altra, cercando il goal prima dei 120 minuti. Goal trovato da Iniesta, anche se nell'azione precedente l'arbitro Webb non si accorgeva di un calcio d'angolo per l'Olanda, purtropppo notato dallo stadio intero...

Some action
Inizia la partita

Iniesta scores! A country celebrates
Dopo 120 minuti, segna Iniesta

E cosi', con la Spagna capace di vincere il quarto incontro di fila per 1-0 (manco l'Italia...) era tempo per i festeggiamenti in campo, e la delusione dei tifosi olandesi, che lasciavamo lo stadio fischiando contro l'arbitro prima della consegna della coppa.

Noi siamo rimasti fino alla fine. Dopotutto vedere alzare una coppa del mondo non e' una faccenda da poco. E infatti, una volta che Casillas ha alzato la coppa, e' iniziata la vesta anche sugli spalti, che ha coinvolto bene o male tutti. I tifosi sudafricani che tifavano Olanda avevano deciso di godersi il momento mentre i tifosi spagnoli... beh, potete immaginare, visto che 4 anni fa molti di noi abbiamo provato la stessa emozione.

Spain are world champions
La Spagna festeggia

Time to lift the cup for Casillas
Casillas alza la coppa

Camminando verso la navetta, per la prima volta mi sono reso conto che era davvero finita. Anni di attesa e preparativi, e poi questo. Certo, l'Italia ha deluso e il calcio mostrato non e' stato fantastico (tranne qualche eccezione), ma l'atmosfera, davvero unica, fuori e dentro gli stadi, mi hanno reso fiero di potere dire in futuro: in quel 2010, io c'ero.

Bye bye South Africa, welcome Brazil
2014: buona fortuna Brasile

Tutte le foto della finale le trovate qui

 
Di Olafmeister (del 09/07/2010 @ 15:44:48, in Cronache mondiali - 2010, letto 32 volte)
Lo dico sinceramente: speravo in una finale tra Olanda e Germania.

E invece domenica andro' a Soccer City (in compagnia di Lindsey o, se lei non vuole passare una giornata intera allo stadio come vorrei io, in compagnia di chi mi paga di piu' il biglietto) a vedermi Olanda contro Spagna.

E' stato un strano mondiale.

Doveva essere la volta dell'Africa, e invece hanno quasi tutte clamorosamente toppato, non qualificandosi nemmeno per il secondo turno. Una volta uscito il Sudafrica, i tifosi locali hanno cominciato a tifare Ghana (chiamati qui Baghana Baghana, visti come unici superstiti di quella competizione che per la prima volta a visto i padroni di casa, i Bafana Bafana, uscire prima degli scontri diretti).

Una volta uscito il Ghana grazie ad un rigore fallito miseramente all'ultimo secondo (neanche in Holly e Benji), tutti hanno cominciato a tifare Olanda, partita in sordina ed arrivando in finale vincendo ogni singola partita. Di colpo tutti gli Afrikaneers, solitamente intenti a guardare il rugby e disprezzare il calcio, hanno ritrovato passione nelle loro origini.

Doveva essere la volta del Sudamerica, passato con quattro squadre ai quarti. E invece sono quasi tutte uscite miseramente, chi male (Brasile), chi peggio (Argentina).

Ancora una volta, come nel 2006, e' la volta dell'Europa. Stavolta invece di avere Francia e Italia, umiliate da squadrette, abbiamo Olanda e Spagna, e, per la prima volta dal 1998, un nuova nazione sara' campione del mondo.

Per una volta la storia ha contato zero nella competizione. Per la prima volta dal 1930 nessuna delle 4 superpotenze (Italia, Argentina, Germania e Brasile) e' arrivata in finale.
L'Italia, dopo avere fatto storia nel 2009, perdendo per la prima volta con una squadra africana (l'Egitto), e' riuscita a riscrivere i libri di storia non vincendo neppure una partita e giocando solo 20 minuti su 270. 20 minuti che tra l'altro io mi sono perso uscendo incazzato dallo stadio.

Cosi' avremo una finale tra una delle squadre piu' noiose del pianeta (la Spagna), che sfrutta un gioco masturbatorio fatto di inutili passaggi sperando che prima o poi qualcuno (Villa) segna, e una squadra di 8 operai che deve ringraziare quei 3 li' davanti (Sneijder, Robben e qualche volta Van Persie) se riescono a produrre goal.

Stranissima finale. Sono comunque sicuro che, per la prima volta dal 14 Giugno, riusciro' finalmente a godermi una partita di calcio allo stadio. Se fosse possible vorrei che entrambe le squadre perdessero, ma visto che devo scegliere qualcuno ho deciso di tifare Olanda.... (ma andro' comunque allo stadio con la maglietta dell'Italia)
 
Di Olafmeister (del 01/07/2010 @ 09:57:18, in Cronache mondiali - 2010, letto 23 volte)
Con l'Italia fuori, Ian tornato in America, il Sudafrica a casa [...], l'Inghilterra umiliata, la Francia non pervenuta, invidio tutti quei tifosi che ancora se la godono.

E io rimango con due di questi:

World cup tickets


(che saranno presto venduti, come i restanti biglietti nelle mie mani).

Due di questi:

World cup tickets


(l'unica partita che andro' a vedere, giusto per dire io c'ero)

E, nei negozi, questo:

On sale!

 
Di Olafmeister (del 28/06/2010 @ 15:53:41, in Cronache mondiali - 2010, letto 79 volte)

Sono appena uscito dal lutto e questo e' tutto quello che ho da scrivere prima di tornare ai soliti aggiornamenti settimanali:

Cara Italia (o almeno quella privilegiata elite che veste di azzurro, viene strapagata e ci rappresenta dal quel 15 Maggio del 1910, quando battemmo la Francia 6-2 nel match inaugurale) non ti scrivo mai e la maggior parte delle volte la nostra relazione e' protetta da una televisione che ci evita il diretto contatto, ma non lo scambio di emozioni, quasi come un goldone catodico.

Mi hai fatto piangere nel 1990, con quei rigori maledetti a Napoli, casa di Maradona. Avevo 13 anni e pensavo che, giocando in casa con siciliano in forma, avremmo vinto i mondiali. Mi hai fatto ancora piangere nel 1994. Come? Ancora con quei rigori. Stavolta in televisione ti ho visto piangere pure io, nella forma di quel numero 6 con la faccia da cinquantenne sulle spalle di un allenatore pelato. Quel numero 6 che per anni ho semplicemente chiamato "il capitano" quando indossava una maglia a strisce verticali rossonere.

Sinceramente poi, anche quando il capitano era un reduce del 1982 (scusa Italia, ero troppo piccolo per ricordarmi le feste), non mi interessava che colori indossava da Settembre a Giugno. Nero e azzurro, bianco e nero, blucerchiato, giallo e rosso. Poco importava. Alla fine, una volta indossata quella maglia azzurra, erano tutti uguali per me.

Dove'ero? Ah, il 1998. Perdere (ai rigori) coi padroni di casa non mi aveva ridotto in lacrime (ero gia' grandicello allora) ma mi aveva provocato un po' di rabbia svanita una settimana dopo. Dopotutto, essere sconfitti dai futuri campioni del mondo, nonostante, essendo vicini di casa, nessuno poteva sopportarli, non mi aveva gettato nello sconforto.

In quei strani mondiali dall'altra parte del mondo, nel 2002, mi ero ridotto a bere birra a Londra (mi ero trasferito nel frattempo) e condividere lo sconforto dell'eliminazione, ancora dai padroni di casa, con altri emigrati italiani e poi con gli inglesi, eliminati da una punizione da 40 metri di un calciatore brasiliano che mi ricorda Ciuchino di Shrek (che sarebbe poi finito a indossare da Settembre a Giugno i miei colori, ma questa e' un'altra storia).

Il 2006 fu il nostro anno magico. Campioni del mondo (ai rigori! Contro gli odiati vicini di casa! Pensa un po') e grande festa a Londra. Avevo sempre invidiato la generazione di mio padre, capace di gustarsi una vittoria mondiale. Mi sentivo quasi come un inglese, i cui ricordi di vittorie mondiali si fermano a cronache via radio o immagini in bianco e nero.
Un po' come quella squadra nerazzurra, che pero' ultimamente e' riuscita a vincere, mostrandoti anche come ci si difende.
Peccato che, nonostante avesse sul petto uno scudetto con i colori della bandiera che ti rappresenta, tu non hai potuto prenderne neanche uno di giocatore, visto che sotto quei colori nero e azzurri i loro cuori avevano colori lontano dal verde, bianco e rosso (e azzurro).

Quando avevo saputo (nel 2004) che i prossimi mondiali si sarebbero svolti in Sudafrica, ero un po' timoroso. Non sapevo niente di quella nazione, tranne qualche notizia su Mandela e poco altro. Di campioni dal Sudafrica ne erano usciti pochi (o nessuno), e viaggiare li' per i soliti tifosi che ti seguono dovunque (anche in Giappone e Sud Corea), sarebbe stato davvero costoso. Senza contare che, se le lezioni di geografia alle medie non si sbagliavano, li' sarebbe stato inverno.

Non mi sarei mai aspettato di trovarmi invece a vivere in quella lontana (e strana) nazione. Un incontro casuale a Londra, una relazione di 3 anni mantenuta in un modo o nell'altro, e poi via verso il continente nero nel 2007. 3 anni per prepararmi. TRE. Con il vantaggio di potermi godere quel torneo amichevole che schierava alcune tra le piu' forti nazioni del mondo, compresa te, cara Italia.

La debacle del 2008, ai rigori contro i futuri campioni d'Europa, non mi preoccupava piu' di tanto. Tanto l'anno dopo ti avrei rivisto giocare in un altro torneo, e stavolta, finalmente, dal vivo!

Non piu' maxischermi o tubi catodici a separarci. Non piu' 5-6 amici ma un intero stadio a cantare l'inno nazionale, tutti in piedi con la bandiera in mano. Ero pronto, e in quella prima partita non mi avevi deluso. 3-1 agli Stati Uniti e gioco a tratti spettacolare. Era il 15 Giugno 2009. L'ultima volta che ti ho visto vincere, piu' di un anno fa.

Da allora, cara Italia, mi hai dato solo tremende delusioni, la maggior parte delle quali storiche. La prima sconfitta di sempre con una squadra africana, la peggiore batosta di sempre con il Brasile (almeno nel 1970 avevi segnato un goal) e l'eliminazione al primo turno. Qui tutti mi chievedano cosa era successo, e io ti difendevo. Dicevo che non avevi trattato il torneo seriamente, che la squadra era mezza nuova, che stavi sperimentando. Ti difendevo e andavo allo stadio pochi giorni dopo, ancora in piedi a cantare Fratelli d'Italia circondato da Sudafricani che non capivano, e ti difendevo anche dopo umilianti prestazioni come quelle a Ellis Park.

Ti difendevo perche' pensavo di conoscerti. A differenza del Brasile o dell'Argentina, non ho mai aspettato prestazioni spettacolari da te. Tu eri sempre stata combattiva, mai capace di arrendersi. Magari ogni tanto ti affidavi a qualcuno che aveva piedi brasiliani sotto quella maglia azzurra (mi ricordo un tale Divin Codino, eroe fino all'ultimo rigore 16 anni fa), ma il resto della squadra era pieno di combattenti. Quante volte avevi un piedi fuori e riuscivi a dare gioia a 60 milioni di italiani (piu' vagonate di milioni all'estero) all'ultimo minuto.

Ti difendevo. Ti amavo e ti amo ancora adesso, ma mi sento tradito.

Sei venuta qui in Sudafrica a difendere un titolo vinto in notti magiche a Berlino. Non eri amata in patria per lo strano miscuglio di giocatori un po' troppo soldatini e con poco carattere. I tuoi eroi o sono scomparsi in questi ultimi anni, oppure sono semplicemente invecchiati. Ma non importa. Il girone era facile. Una squadra di narcotrafficanti, una squadra di giocatori di rugby che nel tempo libero facevano gli idraulici, e una squadra di una nazione che quando tu avevi il mondiale in casa non era neppure indipendente, ed e' famosa piu' per la qualita' delle donne che per la qualita' del calcio.

Ho preso Curtis e qui da Johannesburg mi sono sparato 1393km di aereo per andare a vederti. Un intero weekend passato in una bellissima citta' che si affaccia sull'oceano, in uno stadio nuovissimo. Sabato e Domenica ho mangiato, bevuto e mi sono preparato, ero teso, ma fiducioso. Nello stadio di Green Point ho obbligato Curtis, irlandese, a vestirsi di azzurro per cantare l'inno. Le vuvuzela nemmeno ci disturbavano. E poi? Hai preso un goal ridicolo (un leit motiv di questo 2010) e sei riuscita a segnare grazie ad una papera del portiere.

Capita, era l'esordio. Nervosismo alle stelle e aspettative troppo alte. Cosi' giovedi' sono andato a prendere Ian, il mio amico dei tempi londinesi, arrivato direttamente da New York (New York! Capisci?) per vedere la sua beneamata nazionale italiana, lui che proviene da una famiglia che ti ha lasciato all'inizio del secolo scorso.

Una domenica ho guidato 358km (piu' altri 358 al ritorno) per andare dalla parte opposta, a Nelspruit, in un altro stadio nuovo e bellissimo. Stavolta le vuvuzela erano piu' antipatiche, ma quello che vedevo in campo era ancora peggio. Paura, incapacita' di passare, mancanza di palle (ma chi sei, la Francia?). Mai 358km di macchina furono cosi' tristi.

E pensare che, anni fa, mi sparavo volentieri centinaia di chilometri anche solo per passare un po' di tempo con i miei amici veneti. Tornavo stanco, ubriaco, ma mai deluso. Sai, cara Italia, la delusione raddoppia la distanza e triplica la stanchezza.

Mi sono fatto coraggio. Ian e' qui fino a settimana prossima, per gli ottavi, mi ero detto. Avevo i biglietti pronti. Bastava giocare l'ultima partita e semplicemente pareggiare o vincere. Classica situazione italiana.

Cosi', stavolta con tutta la famiglia di mia moglie (sai, avevo preso i biglietti per tutti, per festeggiare con te!), siamo andati in un bellissimo Sabato pomeriggio ad Ellis Park. Per tifare, cantere l'innno con Ian, urlare, gioire e piangere di gioia.

E tu cara Italia cosa fai? Te lo dico io. HAI FATTO CAGARE.

Non ti sei guardata intorno negli occhi di migliaia di persone che hanno speso i risparmi di un anno economicamente pessimo per di venire a vederti?
In quei bambini che volevano una storia da raccontare, come la mia nel 1990, quando rubavo le nutelle alla Coop per poi strappare il punto gigante (che ne valeva 9 piccoli) per il concorso di Vinci Campione e vincere una maglia originale delle squadre dei mondiali?

Non hai pensato a quelli emigrati che hanno atteso per anni di poterti vedere dal vivo? Non hai pensato a quelli che si sono sposati e sono rimasti qui in Sudafrica vantandosi della nostra coriacea nazionale e sperando in almeno un passaggio di turno in due tornei?

Sei stata egoista, mia cara nazionale. Ti sei isolata, ti sei fatto odiare in una maniera che non vedevo dai tempi dell'allenatore pelato, e hai alienato i tuoi tifosi.

Ian, arrivato dall'America, vuole ora ripartire perche' del Sudafrica e delle sue vuvuzela ne ha abbastanza. La gioia e' andata via, e, per la prima volta in vita mia, a 20 minuti dalla fine ho abbandonato la stadio, perdendomi i tuoi 2 goal (3 partite e giochi gli ultimi 15 minuti ? e gli altri 255?) e quello dell'umiliazione finale.

No, non sono imbarazzato di essere italiano. Non lo sarei mai. Sono quelli che indossavano la tua maglia azzurra che dovrebbero esserlo. Hanno ucciso gli ultimi residui di quella gioia che solo nazioni calcistiche (e sono poi cosi' tante) hanno fin dalla nascita. Tifare, piangere, urlare, bestemmiare, abbracciarsi, festeggiare con meridionali o milanesi, ubriacarsi quando si vince, ubriacarsi quando si perde dopo una grande partita.

Hai ucciso il bambino dentro tutti quei 30enni e 40enni che ad ogni partita si pitturano la faccia e sono pronti a vivere un carnevale personale.

Mi hai fatto sentire francese. E, per me, e' peggio di morire.

Foto dall'ultima partita:

Blowing for Italy [...]

L'ultima vuvuzela

Ian has a bad feeling about this...

Ian sapeva gia' tutto prima

Entrance of the teams

Le squadre entrano in campo

Attacking Slovakia, too little too late

La Slovacchia attacca (ovviamente)

Depression kicks in

Depressione

Kill me with that Vuvuzela

Uccidetemi ora

Ah, le altre foto le trovate qui
 
Di Olafmeister (del 21/06/2010 @ 17:17:31, in Cronache mondiali - 2010, letto 34 volte)
E cosi' mi trovo ancora seppellito da lavoro con scadenze impossibili provenienti da un'isola che, proprio come il paese di sotto pieno e quello a forma di stivale ancora piu' sotto a destra, stanno vivendo un campionato mondiale da dimenticare.

Vado in aereo, mi prendo il weekend e 2 giorni lavorativi in anticipo (molto prima di dover passare serate a cercare di finire un progetto che ormai vorrei solo dato morto) e arrivo a Cape Town per poi stare 2 ore sotto il temporale, il vento e vedere 11 bambocci viziati con davanti un morto in piedi (Gilardino, parlo sempre con te che passi piu' tempo a pensare ai capelli che alla palla) che non riescono a battere un paese conosciuto soltanto perche' probabilmente avra' qualche narcotrafficante.

Mi passa la rabbia e prendo la macchina, carico Ian venuto apposta da New York, chiamo Curtis ancora a farci da compagno di viaggio, guido 4 ore e mezza all'andata (poi 6 di notte) per vedere una squadra di incapaci ripetere la stessa identica partita di pochi giorni prima: primo cross , primo goal, e poi un goal di culo.

Giovedi' potrebbe tutto finire ma almeno, finalmente, giocano in citta', a 20km da qui. Dopo essermene sorbiti 2800 per Cape Town in aereo e 700 in macchina per Nelspruit (entrambi in stadi bellissimi), almeno se devo tornare deluso a casa stavolta non dovro' spendere una mezza giornata prima di chiudere gli occhi e pensare che, forse, sto semplicemente avendo un incubo e domani si ricomincia da zero.

Intanto trovate le due galleri fotografiche delle prime 2 partite qui:

Italia - Paraguay

Italia - Nuova Zelanda
 
Di Olafmeister (del 17/06/2010 @ 18:43:51, in Un calciatore italiano in Sudafrica, letto 23 volte)
Il Northside Chronicle, il giornale locale, ci ha dedicato foto e articolo (foto fatta prima dell'unica sconfitta stagionale tra l'altro) per commemorare l'evento.

Panorama, winners again!



Mi hanno chiamato al telefono settimana scorsa (di questi tempi nessuno una piu' l'email?) e come al solito da una chiaccherata di 10 minuti hanno messo una sola frase.

Perlomeno stavolta hanno stampato il mio nome in modo corretto!
 
Di Olafmeister (del 16/06/2010 @ 23:03:00, in Cronache mondiali - 2010, letto 22 volte)
Questa e' curiosa.

Mentre lavoravo mi chiamano al cellulare dalla Polonia. Il tipo dice di essere il dj di Radio Merkury (una stazione polacca che trasmette principalmente intorno a Poznan) e mi chiede se sono disponibile per parlare dei mondiali in svolgimento.

Poco dopo, eccomi live via radio in Polonia (dal Sudafrica) a rispondere nel mio polacco italianizzato (con ormai troppe parole che traduco al volo primo in inglese che in polacco) su domande inerenti la situazione locla,e le chance dell'Italia e quelle dei Bafana Bafana (che purtroppo stasera hanno messo un piedi fuori dalla porta di ingresso degli ottavi. Se devono uscire, che si portino via la Francia con loro).

Poco dopo, ecco qui il link alla pagine della radio (tutto in polacco ovviamente) e allo streaming dell'intervista.

Mi metto solo a tradurre il paragrafo introduttivo:

Come vanno le cose nel mondial sudafricano? Non c'e' la nazionale polacca ma ci sono tifosi di ogni paese. Di quello che sta succedendo in Sudafrica ci racconta Olaf Olgiati. Mezzo italiano e mezzo polacco, da Poznan, che vive in Sudafrica. Tifa Milan e Lech Poznan, e Italia durante i campionati mondiali. E ovviamente va alle partite.

Settimana prossima hanno intenzione di chiamarmi ancora. A quanto pare il mio accento spregiudicato ha fatto successo in Polonia...
 
Di Olafmeister (del 16/06/2010 @ 14:09:33, in Cronache mondiali - 2010, letto 27 volte)

No, non sono sparito. Semplicemente, con ottimo tempismo londinese, sono stato coinvolto in un disperato progetto per Wimbledon che deve essere terminato il 21, data dell'inizio del torneo londinese.

Cosi', invece di foto e racconti della partita dell'Italia a Cape Town, sopravissuta all'interno del bellissimo stadio di Green Point, a 20 minuti a piedi dal centro della citta', sono qui a cercare di finire questo lavoro dalle scadenze impossibili. Per i soldi si fa tutto.

Intanto Venerdi' andro' a prelevare il mio amico americano Ian all'aereporto per prepararlo all'ennesima trasferta: dopo aver visitato l'estremo Ovest del Sudafrica, ora mi tocca andare all'estrem Est, fino a Nelspruit, per (speriamo) vedere la nazionale vincere e convincere.

Qualche pensiero sulla scorsa partita:

  • Le vuvuzela allo stadio non danno fastidio per niente
  • La pioggia e il vento invece si'
  • Ma quanti americani ci sono in giro?
  • Ma quanto gioca scazzato Camoranesi?

 

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