La visita del pennuto durante la fine dell’estate

Finalmente le piogge pomeridiane (veri e propri acquazzoni elettrici) sono scomparse: sta finendo l’estate.
L’orto sta sputando fuori gli ultimi frutti stagionali (pomodori, quest’anno ne avro’ prodotti piu’ di un centinaio , e peperoni verdi, piantati tanto per fare) prima del makeover autunnale e l’erba non cresce piu’ a ritmi assurdi.

Il calcio continua a prendermi troppo tempo: fare l’allenatore / giocatore mi costringe ad andare a riunioni con il team tecnico, programmare gli allenamenti in anticipo (ah, i bei tempi passati della solita combinazione corsa – scatti – stretching – tiri in porta – partitella…ormai tutto e’ ultra complicato con questi dannati libretti FIFA) e tentare di rimanere in forma mentre spiego alla rosa di quasi 30 giocatori tutti gli esercizi. E sabato prossimo ho una terribile combinazione 21km alle 6 di mattina e amichevole alle 11…

Insomma, la routine lavoro – corsa – calcio – weekend a fare niente continua senza problemi.
Lavorare da casa ha i suoi difetti (l’assenza di contatto umano, che sinceramente lo trovo solamente deterrente a chi fa il mio lavoro, il telefono o internet bastano e avanzano, tanto poi compenso uscendo a fare sport) ma i vantaggi sono piacevoli: passeggiare coi cani al parco prima che apra  l’ufficio londinese, prendersi pause senza problemi, buttarsi in piscina (anche se la temperatura dell’acqua per la prima volta in 4 mesi e’ scesa sotto i 25 gradi) e lavorare in canotta e mutande. Senza calze, senza scarpe e senza rompiballe.

Ogni tanto poi viene a farmi visita qualche pennuto, di solito approfittando del riposo dei cani durante la gioranta.
Oggi, in particolare, si e’ appoggiato poco sopra l’area BBQ di casa mia un uccello che semplicemente non voleva smuoversi dalla sua posizione elevata, facendo impazzire tutti e 3 i cani che tentavano di “giocare” con lui.

Io ho preso il mio fidato iphone, caricato instagram, e scattato una delle mie foto preferite praticamente mettendo il cellulare a 10cm dal volatile:

Angry bird

E ditemi che non sembra incazzato! La fine dell’estate a quanto pare coinvolge tutti emotivamente…

Update: ho portato l’angry bird dal veterinario, aveva un’ala rotta e non poteva volare. 30 euro dopo ed eccolo ricoverato in una clinica per volatili…

Sentirsi in forma, nonostante tutto

E’ stata una settimana strana. Da domenica, per colpa di un virus influenzale (di solito in Sudafrica mi ammalo una volta all’anno, anche se non sto mai a letto), le energie erano al minimo. Ho mangiato quello che viene definito junk-food per 4 giorni su 5 (la mia dieta ormai e’ piena di frutta, verdura, pollo e pesce, la pasta la mangio pochissime volte ed evito insaccati o in generale tutto quello che si mangia in italia, pane compreso), e dopo aver abbozzato una 7km di allenamento ieri (venerdi’), mi sono ritrovato a guidare verso Pretoria alle 4.30 di mattina senza tanta voglia.

La mancanza di una amichevole programmata nel pomeriggio (cancellata per vari motivi) mi aveva spinto in direzione della 10km di Wonderboom, in Pretoria, con il pretesto di rimanere in forma e non fare troppo il lazzarone.

Il percorso della gara era di quelli ideali: 5km di salita (quando le energie sono al massimo) seguite da 5 di discesa. Pensavo di potere ottenere un buon tempo, e, dopo 10km corsi senza preoccuparmi troppo del ritmo, sono riuscito a finire in 45 minuti e 33 secondi, il miglior tempo stagionale e il mio migliore quinto tempo in assoluto (su 31 10km completate). Non male.

Quest’anno la progressione dopo l’infortunio alla caviglia e’ stata abbastanza marcata: 63 minuti a Gennaio (corsi con Jill a ritmo lento, per non distruggere troppo la caviglia appena infortunata), poi 48 e 46 minuti a Febbraio, e ora 45 minuti. L’anno scorso feci tempi simili solo da fine Aprile, quindi posso essere piu’ che soddisfatto. Considero personalmente ogni tempo tra i 45 minuti e i 50 un ottimo tempo. Scendere sotto i 45 e’ un evento per me (l’anno scorso ci sono riuscito per la prima volta in ben 2 gare), quindi arrivare cosi’ vicino a quel limite mentale non e’ che un buon segno.

Settimana prossima vado a correre la splendida 21km intorno al lago a 50km da qui, sperando di trovare un altro tempone.

Come al solito le informationi sulla mia gare le trovate qui: http://runkeeper.com/user/olafek/activity/74503071

Qualche foto:

Bobbies wonderboom race

Bobbies wonderboom race

Ora, tornato a casa, posso finalmente rilassarmi. Non ho ancora fatto colazione ma ho trovato in frigo il sostituto ideale:

Jack Daniels + Coke

Mi merito una bottiglia!

E s’inizia di nuovo…

Come al solito questa mattina me ne sono andato dalle parti di Pretoria per prendere parte alla Deloitte Marathon, una classica locale. Volevo correre la 21km (le caviglie mi danno ancora fastidio per una 42km), invece, per colpa della prima amichevole ufficiale programmata alle 11 di mattina, ho deciso di correre una normale 10km.

Il risultato finale (46 minuti e poco piu’) e’ stato il mio migliore tempo del 2012, e uno dei miei migliori tempi sulla distanza in generale. Sono riuscito addirittura (per mancanza di talento, la maggior parte dei corridori che normalmente mi danno la merda sulla distanza correva la 21km o la maratona), ad entrare nel circolo della “medaglia d’argento”, una speciale medaglia che danno a quelli che arrivano nel gruppo coi primi (o coi secondi, comunque davanti ai corridori della domenica).

Come al solito trovate i dettagli della gara qui: http://runkeeper.com/user/olafek/activity/72258657

Deloitte Pretoria Race

Deloitte Pretoria Race

Poche ore piu’ tardi ero invece sul campo da calcio per la mia prima amichevole ufficiale della mia squadra come allenatore / giocatore. Non so ancora come gestire la situazione sinceramente.

Io e il mio compare bulgaro Stoyan siamo diventati co-allenatori ed entrambi continuiamo a giocare. Come prima decisione abbiamo entrambi dato le dimissioni da capitano e vice-capitano, consegnando la fascia e le firme ad altri due giocatori.

Come seconda decisione invece di giocare come squadre della stessa categoria o categorie inferiori ho deciso di organizzare una partita contro il Ruimsig, di una categoria superiore. L’anno scorso sono arrivati sesti ed erano un buon test.

La partita, giocata alle 11 sotto un sole cocente, mi ha dato buone impressioni per il futuro. Rispetto allo scorso anno la rosa e’ indubbiamente migliore e ho praticamente dato il benservito ad una decina di giocatori di qualche mese fa, che sono andati a finire in altre squadre. Ho preso la maggiore parte degli under 19 e ho tenuto solo i “vecchi” che potevano darmi qualita’, peso, tackle e sostanza, lasciando la velocita’ ai giocatori sotto i 20 anni.

Il risultato finale e’ stato 3-2 per noi. Sotto di un goal, ho segnato il mio primo goal stagionale per poi uscire dopo uno scontro (calcione alla caviglia, inutile rischiare adesso) e dare istruzioni dalla panchina. La squadra era mezza morta dopo un’ora, ma ha tenuto e recuperato dall’1-2 fino a vincere.

Non male come inizio, eh?

Ottenere un visto: le dodici fatiche di Olaf

Ottenere un visto in Sudafrica e’ da sempre un’impresa quasi impossibile. La maggior parte degli immigrati (provenienti soprattutto dallo Zimbabwe o dalla Nigeria) se ne sbattono altamente di permessi di soggiorno, e quelli onesti, dopo aver tentato di affrontare il sistema burocratico per ottenere il rilascio del visto, si arrendono e rimangono qui col permesso scaduto.

Per il mio primo visto (fatto nel 2007) , fui costretto ad affidarmi ad una societa’ specializzata, visto la mia precaria situazione (ancora non sposato e senza lavoro in Sudafrica – lavoravo e lavoro per il mio ufficio londinese).
Sborsai credo intorno ai 500 euro e ottenni il visto dopo qualche settimana. Due anni piu’ tardi, per allungare il visto (di altri due anni), mi affidai alla stessa societa’ che per 300 euro mi procuro’ il timbro sul passaporto dopo un mese e mezzo di problemi.

Quest’anno, poco propenso a sborsare altri soldi (il visto per se non costa niente, i soldi in pratica vengono passati di mano per avere “contatti” e “trattamenti speciali” con l’ufficio che si occupa dei permessi di soggiorno, l’Home Affairs), avevo deciso di fare tutto da solo.

Dopo aver trovato tutti i documenti che credevo necessari, nel lontano Settembre del 2011, andai all’ufficio centrale di Johannesburg, un palazzone di 6 piani in una delle zone peggiori.

Getting a Visa in South Africa

La zona dell’ufficio Home Affairs in Johannesburg citta’

Getting a Visa in South Africa

I parcheggi davanti agli uffici

La confusione regnava totale, e c’era una fila per ottenere il numero fuori dal palazzo in modo da poi fare una successiva coda per ottenere il numero per avere accesso al piano designato.  Peccato la fila avanzasse al ritmo di 2 persone all’ora, e la maggior parte dei richiedenti intorno a me erano nigeriani incazzati oppure prestanome per agenzie che si occupavano dei visti. Sulle circa 40 persone fuori dal palazzo, le uniche bianche erano io e un povero tedesco con un bimbo nero in braccio (un prop, probabilmente cercava di indebolire i cuori delle persone davanti a lui). I due cinesi non li contavo neppure.

Getting a Visa in South Africa

La coda, dopo 2 ore…

Abbandonata l’ipotesi di entrare nell’inferno burocratico modello 12 fatiche di Asterix, presi la macchine e guidai 50 km a Nord verso Randfontein, dove speravo che la coda fosse minima. Avevo ragione: li’ coda non c’e’ n’era, ma l’ufficio quel giorno era chiuso…

Il giorno successivo eccomi ancora in macchina a guidare alle 6 di mattina verso Randfontein. Documenti pronti, tutto pronto e primo posto in fila. Peccato che poi la gentile signorina mi disse che no, non poteva aiutarmi perche’ il mio ufficio di competenza non era questo, non era quello di Johannesburg, ma era quello di Soweto, a 15km da casa mia…

Terzo giorno e terza successiva sveglia all’alba ed eccomi in coda nei nuovissimi uffici di Soweto. Biglietto preso all’entrata, monitor che indicavano l’ordine per gli sportelli, ed io pronto con i documenti.

Getting a Visa in South Africa

L’entrata dell’ufficio di Soweto

Getting a Visa in South Africa

Aspettando il mio turno…

Arriva il mio turno e sopresa! Il mio certificato penale italiano non e’ piu’ valido perche’ ormai vivo da troppo tempo qui in Sudafrica, devo farne uno sudafricano.

- Ma come? Ho chiesto a Randfontein e mi hanno detto che era tutto ok? Hanno sbagliato.

2 ore piu’ tardi eccomi al distretto di polizia di Honeydew. Prendono le impronte digitali, prendono i dati, pago 50 rand (5 euro) e il documento e’ pronto per essere spedito a Pretoria.

- Grazie mille, quando posso passare a ritirarlo? In 3 mesi.

Getting a Visa in South Africa

Honeydew Police Station!

Getting a Visa in South Africa

Eccomi schedato nel terzo paese nella mia vita…

Fantastico. Finisce il 2011 e inizia il 2012. Sono tornato con Lindsey da quasi un mese in Europa e ora mi tocca ricominciare. Il certificato e’ arrivato e mi presento a Soweto, in compagnia della moglie.

Getting a Visa in South Africa

Finalmente! Non sono un criminale!
Dopo 2 ore di coda (stavolta il sistema elettronico e’ spento, devo capire come funziona la coda in Africa ed e’ un casino), controllano i documenti e ok, tutto a posto.

- E adesso? Le manderemo un SMS quando sara’ pronto. Se in 2 settimane non ottiene niente, si faccia vedere di nuovo.

Passano 2 settimane e mezzo. Niente. Torno a Soweto, da solo. Il sistema elettronico e’ ancora rotto, io ancora non ho capito come funziona la fila (zig-zag? eta’? Sesso?) e dopo 3 ore di fila passate a leggere sul Kindle e’ il mio turno.

- Salve, e’ arrivato il mio visto? Non ha ricevuto l’SMS? Nope. Controllo…hanno mandato per sbaglio l’SMS sul suo numero di casa.

- Ok, va bene, ma puo’ controllare se e’ andato tutto a buon fine o no? No, mi dispiace. Il suo SMS ha un codice per sbloccare l’outcome. Ora dobbiamo fare tutto a mano. Passi tra un mese.

Saluto, m’incazzo e torno a casa. Finisce Gennaio, arriva Febbraio. Aspetto fino alla fine del mese e mi presento, ancora di prima mattina, a Soweto. Faccio la file (il computer a quanto pare e’ rotto) e tocca a me.

- Salve, sono il povero italiano e unica faccia bianca che vedra’ tutta la giornata. Sono sposato, abito qui da 5 anni, ho una casa a mio nome , tre cani e gioco / alleno una squadra da calcio nella mia zona…

Il suo visto e’ pronto. 

- … non posso lavorare in Sudafrica perche’ non mi date un visto di lavoro, e pago le tasse a Londra perche’ senza visto non posso fare fatture qui…

Il suo visto e’ pronto. 

- …sono in ballo da 6 mesi, lo so che non ho pagato un cazzo per accelerare  la mia pratica, ma sarebbe bello ottenere almeno una risposta.. scusi?

Eccolo qui.

Getting a Visa in South Africa

L’ufficio di Soweto, tutto bello nuovo…

Apro il passaporto (che per un momento pensavo di aver lasciato a casa…), e ottengo finalmente questa cosa qui:

Getting a Visa in South Africa

Yeah! Il visto!

E almeno fino al 2014 torno ad essere legale! (anche se l’anno prossimo, finalmente, potro’ iniziare le pratiche per la residenza permanente…)

Regali economici di San Valentino

Da tempo Lindsey e io per San Valentino abbiamo una semplice regola: invece di spendere un sacco per regali in un periodo in cui il prezzo di tutto sale (fiori, cioccolato etc…), ci “costruiamo” i regali da soli.

Quest’anno, dopo aver cercato invano di riordinare l’armadio con le eredita’ tecnologiche del passato (dozzine di cavi, cavetti, aggeggi non piu’ utilizzati, HD morti etc…) , ho deciso, grazie ad un articolo trovato online (qui: http://www.instructables.com/id/Junk-box-flowers/) di creare un fiore utilizzando solamente materiale riciclato.

I suggerimenti delle pagina ufficiale consigliavano floppy disk e vecchi lettori di cdrom (oppure di floppy), ma chi ce li ha nel 2012?
Ho cercato in giro senza trovarne nessuno e cosi’ mi sono dovuto arrangiare andando a sbirciare tra i vari pezzi elettronici cambiati durante gli anni in giro per la casa (interuttori, luci etc…), fino a quando sono riuscito ad avere abbastanza materiale per tentare la creazione.

Si sa, non sono un tipo predisposto a lavori di precisione: preferisco fare le cose in fretta, in modo che funzionino decentemente, e poi spostarmi al prossimo progetto / idea.
Cosi’ un lavoro che sarebbe dovuto durare solo un pomeriggio mi ha occupato l’intero weekend e la notte prima del 14.

Il risultato finale non e’ stato poi osceno:

San Valentine's Gift: A mechanical flower made from IT junk

San Valentine's Gift: A mechanical flower made from IT junk

San Valentine's Gift: A mechanical flower made from IT junk

Qui sotto, qualche foto del duro weekend lavorativo:

San Valentine's Gift: A mechanical flower made from IT junk

San Valentine's Gift: A mechanical flower made from IT junk

San Valentine's Gift: A mechanical flower made from IT junk

San Valentine's Gift: A mechanical flower made from IT junk

San Valentine's Gift: A mechanical flower made from IT junk
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La corsa di San Valentino

Come ogni anno, il Venerdi’ prima di San Valentino c’e’ stata la classica night race di Randburg, una 10km notturna illuminata a  candele lungo la maggior parte del percorso. Sotto la pioggia battente l’intera famiglia di Lindsey (inclusi cugini, per un totale di 12 componenti) ha preso parte alla gara.

Impossibile sperare di fare tempi eccezionali su un percorso affollato, piendo di “walkers” (marciatori) che ti ostacolano mentre tenti di accelerare nei pochi spazi disponibili. Senza contare che la gara e’ vissuta dalla maggior parte dei partecipanti in maniera goliardica, con costumi ispirati a San Valentino (ho visto ragazze correre in giarrettiera, e uomini correre in mutande da donna…).

Io e Lindsey per questa edizione ci siamo presentati cosi’:

Randburg Valentine Race

La gara notturna non mi e’ dispiaciuta, anche se in certi tratti, con la pioggia che spegneva le candele, tentare di evitare buche e tombini era un’impresa (il padre di Lindsey e’ andato a finire a gambe all’aria proprio per quel motivo). Ho tirato e sono riuscito a concludere in 48 minuti e poco piu’, il mio tempo migliore di quest’anno e il mio personale su questa gara.

Peccato soltanto per la mancanza di medaglie alla fine: ogni anno mi rifilano una tazza con lo sponsor stampato sopra (KFC), che poi va a finire con le altre centinaia di tazze che ho gia’ a casa che non usero’ mai piu’…. ma dateci queste medaglie!

I dettagli della gara come al solito qui: http://runkeeper.com/user/olafek/activity/70247899

Mille

Mi piacciono i numeri. Tengo statistiche delle mie attivita’ sportive sul mio sito da circa 10 anni. Prima era anche peggio.

Quando ero piu’ giovane tenevo un bellissimo foglio a quadretti dove regolarmente segnavo tutte le partite in cui facevo goal. Avevo ormai superato quota cento gia’ nel 1994 (dopo 4 stagioni tra esordienti, giovanissimi e allievi con 27,21,36 e 29 goal) e, una volta ottenuto il mio primo computer decente, avevo salvato tutte le informazioni su un grazioso documento Excel – versione 5.0

Poi il crash del mio computer e la mancanza di backup mi avevano ridotto a passare settimane a cercare quel prezioso foglio di carta per provare ad aggiornare le statistiche, ma purtroppo, convinto del sorpasso della tecnologia rispetto alla cellulosa, lo avevo probabilmente buttato via senza nemmeno pensarci troppo.
Do ancora la colpa della carenza di stagioni in doppia cifra alla mancanza di motivazioni: senza numeri, non potevo nemmeno festeggiare il 150esimo o il 200esimo goal con i miei compari.

Anni dopo, con l’avvento del mio sito personale (nel 2004 credo), decisi di provare a tenere informazioni dei risultati degli sporti che facevo o faccio tuttora: calcio, corsa, ciclismo e, ai tempi, kickboxing.

Dopo aver completato una 21km in Pretoria qualche ora fa, ed aver aggiornato il sito come al solito (la corsa non e’ andata male, una prima parte lenta seguita da 11km percorsi in 51 minuti, per un risultato finale sotto l’1.50 nonostante la solita noiosa caviglia), sono andato a guardarmi le statistiche. Da quando registro i risultati finale delle gare podistiche cui partecipo, ho finito ufficialmente 56 gare per un totale di 1031km! (sono 94 ore di corsa)

Avevo sfondato il muro dei 1000km ufficiali (senza allenamento, contano solo quelli trascorsi correndo con un pettorale e classifica finale ufficiale) qualche settimana fa, ma non me ne ero accorto.
Sono entrato a far parte del club dei 1000 a 34 anni.

Sono cose che danno soddisfazione e sinceramente non vedo l’ora di arrivare a 2000. Ho impiegato 13 anni di gare per arrivare a 1000. Ora corro molto di piu’ e spero di mettercene piu’ o meno la meta’…(anche perche’ guardando le statistiche su runkeeper, tra allenamento e altro ho corso/completato circa 1300km in poco piu’ di un anno e mezzo!)

Qualche foto dalla gara odierna:

Toyota McCarthy 21km in Pretoria
La fila per i cessi

Toyota McCarthy 21km in Pretoria

Poco dopo l’arrivo

Toyota McCarthy 21km in Pretoria

Le statistiche come al solito le trovate qui: http://runkeeper.com/user/olafek/activity/69344115

Raccolti atomici

Una volta domato l’orto, lasciato a se stesso (sole, grandine, temporali, vento) durante le tre settimane passate in Europa (e una successiva settimana passata a riprendermi), ho finalmente iniziato il raccolto di frutta verdura.

Rispetto agli anni scorsi, ho piantato solamente quello che avrei poi mangiato, invece di altra verdura che piantavo “giusto perche’ c’era spazio”.

Cosi’, a questo giro, il raccolto e’ stato abbondante e, con un po’ di programmazione nelle prossime settimane, dovrei riuscire a piantare altre verdure (basilico, rucola, peperoncini e peperoni) che mi accompagneranno fino alla fine dell’estate, insieme ai soliti immancabili pomodori che continueranno a spuntare fino almeno ad Aprile.

Il primo raccolto e’ stato quello delle Gem Squash. Stavolta quel tipo di zucchina e’ arrivata alla dimensione giusta, ovvero circa quella di una palla di baseball, rispetto alle dimensioni da ping pong dell’anno scorso:

Gardening

Anche la “fabbrica di patate” (le chiamano proprio cosi’, Potato Farms), ha dato decisamente piu’ frutti dello scorso anno,. Con sole due patate piantate nella costruzione verticale, ho tirato su un buon numero di tuberi:

Gardening

Peccato aver perso l’opportunita’ di averne il doppio (o il triplo) , visto che purtroppo in quelle tre settimane all’estero non ho potuto “coprire” le piantine che spuntavano dalla patate sotto terra per imbrogliarne la crescita e obbligare la pianta a creare un’altra patata.

Risultato strano invece con le carote. Stavolta (grazie al fatto che ne ho piantate di meno), sono venute fuori di dimensioni “normali”, ma l’eccesso di  nutrienti nel terreno (ho drogato il tutto con quello che la fabbrica dei vermi mi ha dato negli ultimi mesi), ha provocato forme orribili, da horror giapponese:

Gardening

Ho avuto il coraggio di assaggiarle e fortunatamente sanno di carota, pero’, a differenza del resto della verdura, la madre di Lindsey ha deciso di non portarsene nessuna a casa, chissa perche’…

Vacanze di Natale 2011: a Poznan. Che spacca, anche d’inverno

Durante i primi vent’anni della mia vita, credo di avere passato quasi tutte le vacanze estive in compagnia dei miei nonni (e dei miei amici di cortile a Pozna) in Polonia. D’inverno ci saro’ andato solo due volte, nel 1986 (evitata la vacanza polacca estiva per colpa di Chernobyl) e nel 2000, quando Dominik si era sposato.

Sinceramente speravo in un po’ di neve, convinto com’ero che Poznan a Dicembre avrebbe deluso Lindsey.
Invece, nonostante la mancanza del solito clima invernale polacco (temperatura a meno 20, ghiaccio e neve dovunque), Lindsey e’ riuscita ad apprezzare Poznan e il clima post-natalizio polacco in maniera inaspettata.

Per una volta non ero ospite di mia nonna (non piu’ in condizioni di ospitarci, purtroppo), e cosi’ Dominik si e’ offerto volentieri di darci una stanza nel suo appartamento per tutta la durata del viaggio.
Utilizzando come campo base il suo salotto (tentando di non occuparlo troppo a lungo, visto che Piotr e Susanna, i suoi figli, avevano ricevuto una playstation3 per Natale e volevano giocarci tutto il tempo) ho portato Lindsey in giro per lunghe passeggiate piene di ricordi.

At Dominik's house

Inutile nasconderlo, Poznan mi e’ sempre piaciuta.
Sara’ l’effetto nostalgia che mi colpisce quando torno in Europa – le mie migliori vacanze sono state trascorse da quelle parti con mia sorella – sara’ la citta’ vecchia, sara’ l’assenza di palazzi orrendi in centro che, come per esempio a Milano, rovinano tutto.
Sara’ il cibo. Forse la birra (economica).
Oppure semplicemente la spensieratezza che ho quando cammino per le vie del centro, partendo da mia nonna e arrivando regolarmente dalle parti del fiume dopo un’ora di camminata.
Credo che invece a questo giro il motivo vincente sara’ stata l’opportunita’ di condividere con Lindsey una parte della mia vita che le e’ sempre stata nascosta.
Lei conosceva l’Olafmeister londinese. Conosce quello italiano. Ma quello polacco?

The Ratusz

Stary Rynek in Poznan

Lindsey and I

Ratusz

Ready to roll

In 4 giorni ho tentato di farle vedere quasi tutto, dallo spettacolare Stary Rynek (sempre bellissimo) con i capretti meccanici che si fanno la guerra dall’alto del Ratusz alle 12 e le case dipinte di tutti i colori, fino all’universita’ (Poznan ha un buon 20% di studenti che studiano nella cita’ con il  maggior numero di universita’ in Polonia).
Dallo stadio del Lech Poznan, che ho riconosciuto a stento, visto che e’ stato completamente rifatto per Euro 2012, fino a Malta, il lago artificiale, uno dei posti migliori per rilassarsi o fare sport in estate.

Senza scordare le camminate intorno all Fiera Internazionale di Poznan (dove Dominik lavora). Mio padre ha conosciuto mia madre grazie a quella fiera, e senza di essa io non sarei qui ora scrivere. Vedere lavorare Dominik in fiera, continuando una tradizione di lavoratori “italiani” , mi fa sempre un immenso piacere.

Dominik e sua moglie ovviamente hanno provato il possibile per farci vivere un’esperienza con i fiocchi.
Ad esempio siamo andati al palazzo reale di  Baborówko, dove abbiamo passato la mattinata a fare colazione con quella che credo possa considerarsi la nobilta’ polacca (distrutta durante il periodo comunista).
Il palazzo era fantastico, e le strutture per i circa 70 cavalli (un’arena indoor…) erano notevoli. La colazione invece era stata semplicemente eccezionale. Da tempo non mangiavo alla polacca.

Baborowko palace

Another gigantic christmas tree
Oppure l’ultima sera siamo andati in uno dei ristoranti di lusso del centro, il Ratuszova, per un’indimenticabile cena a base di cibi rigorosamente locali, tra i quali i classici pierogi oppure il Zurek, una zuppa servita all’interno di una forma di pane. Fantastica! (E Dominik ha messo Lindsey alla guida, la sua prima volta dalla parte regolare della strada…)

Soup in a sour bread

Con Michal (un altro mio amico d’infanzia, che sta prendendo i voti da sacerdote) siamo andati a visitare lo stadio (visita per me d’obbligo) e la Palmiarnia, una specie di struttura di vetro divisa per settori con piante provenienti dalla giungla, dalla savana etc… un’ottima scusa per riscaldare Lindsey dopo ventate freddissime all’aperto.

Ready for Euro 2012

Dangerous fish

Una visita in Polonia non poteva essere considerata completa senza andare a trovare mia nonna.
Ancora agile mentalmente nonostante l’eta e’ gli acciacchi, e’ riuscita in qualche modo a cucinarci un pranzo dalle dimensioni colossali che ho faticato a finire.
Se il pranzo non mi aveva distrutto, il continuo tradurre da inglese a polacco e polacco a inglese in modo che Lindsey e mia nonna potessero comunicare mi aveva ucciso definitivamente.

With my grandma

I problemi di traduzioni sono andati avanti bene o male per il resto del viaggio  tanto che ho passato gli ultimi giorni a parlare con Lindsey in polacco e Dominik in inglese…

Fortunatamente Lindsey era distratta delle meraviglie nascoste della citta’: un presepe enorme nella chiesa di San Fransesco (due mesi per costruirlo), oppure gli alberi di natale di tutte le dimensioni decorati con gusto bene o male dovunque (altro che USA, la Polonia prende gli addobbi natalizi in maniera seria, senza tutto il kitsch tradizionalmente americano).

Massive Nativity Scene in the Saint Francis church in Poznan

Tornare la sera del 31 e’ stata una pessima scelta da parte mia, ma visti i prezzi (nessuno si imbarca su Ryanair a quell’ora il giorno di Capodanno) era l’unica possibile soluzione. (per fortuna mia madre si e’ presentata a Bergamo per portarci a casa, facendo un brindisi improvvisato all’aereoporto!)

Cosi’, dopo 4 bellissimi giorni in Polonia, ho dovuto salutare Dominik e Michal all’aereoporto, sperando di poterli rivedere tra 6 mesi, in tempo per vedere l’Italia giocare in Polonia per Euro 2012 (nota ai viaggiatori futuri: Poznan e’ l’unica delle 4 citta’ polacche pronta al 100% per l’evento sportivo dell’estate!)

With Michal and Dominik

Calciomercato di inizio stagione. Sentirsi come un povero Beckham.

Sono ancora qui immobile dopo l’infortunio di settimana scorsa. Eppure mi trovo davanti ad una scelta calcistica mica da poco: cambiare squadra.

Non sono un tipo che cambia squadra facilmente. Alla fine dal 1985 ad oggi ho giocato in sole 3 squadre (senza considersare la parentesi fallimentare al Legnano oppure le sue squadre di Canegrate).
Di solito gioco sempre in societa’ che sono vicine a me geograficamente soprattutto perche’ mi considero un lazzarone abitudinario e odio dover guidare 30 minuti per andare ad allenarmi o per una partita. Ho controllato su google map: durante gli anni canegratesi la distanza tra casa mia e lo stadio era di 1.9km (6 minuti). A Londra, quando giocavo col Parsons Green, era ancora minore: 500 metri.

Ho dovuto fare uno sforzo qui in Sudafrica, ma la distanza tra casa mia e il centro sportivo del Panorama calcio e’ comunque di soli 5km.

In 27 anni di calcio la mia fantastica distanza media e’ stata di 2.5km. 

Ora invece le cose potrebbero cambiare. Di colpo (in meno di una settimana, i trasferimenti societari possono farsi fino a meta’ febbraio, poi e’ finita), ho avuto offerte per andare a giocare al Ruimsig (una categoria superiore), a ben 11.2 km da qui, oppure al Marks Park (stessa categoria), a 11.4km.

Entrambi vogliono comprare i cosidetti “vecchi” del Panorama, ovvero io e altri tre giocatori che, per via dell’eta, sono considerati ormai marginali per i piani societari.
Lo so, e’ un po’ triste visto che negli ultimi 4 anni io e Stoj, il mio compare bulgaro, abbiamo portato a casa 4 medaglie (una coppa di lega vinta e una finale persa, un campionato vinto e un secondo posto), due promozioni e numerosi trofei individuali.

Capisco benissimo: nonostante sia il capitano, bisogna guardare al futuro e ormai le decisioni sociali sembrano finali.
Le nuove norme di quest’anno prevedono un minimo di 4 under 21 nell’11 titolare, e solo 3 stranieri tra campo e panchina, e purtroppo non ho nelle gambe (e nella testa) 3 sessioni settimanali di allenamento piu’ la partita al sabato.

Cosi’ mi ritrovo davanti ad una scelta: continuare al Panorama (volevamo farmi allenatore / giocatore per una delle squadre senior, ma hanno cambiato idea all’ultimo minuto), andare al Ruimsig e giocare difensore (questo e’ quello che il loro allenatore mi ha proposto) oppure accettare il ruolo di capitano / allenatore / giocatore per il Marks Park dove ci sono le strutture migliori e dove hanno una squadra veterani in cui posso continuare a giocare nei periodi morti.

Certo, cambiare squadra sarebbe triste dopo 4 bellissimi anni, soprattutto sapendo che probabilmente finirei a giocare nello stesso girone del Panorama.
Ma devo guardare avanti, come un Beckham dei poveri(issimi) o un Tevez leggermente piu’ felice e meno odiato (ma sempre povero).

 

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